BASIC RULES – Come viaggia un fotografo

In epoche remote, quando ancora ero un dolce pargoletta che giocava con le macchinine e le VHS, (non è una malattia ma le vecchie cassette per vedere i film) i miei 3 fratelli tornavano a casa ogni giorno con una novità. Come già vi dicevo qui loro per me sono stati un po’ come le fatine della bella addormentata nel bosco (fatine grasse, pelose e scoreggione) ma se non fosse stato per loro il mio lato maschile sarebbe molto meno evidente (magari sarebbe stato un bene….sicuramente ad oggi avrei qualche cicatrice in meno) ma comunque: un giorno il mio secondo fratello torna a casa con una macchina fotografica DIGITALE “oh mamma ma che diavoleria sarà mai questa?!” Noi prima di allora usavamo una vecchia macchina fotografica, analogica, trovata nel mobile delle cianfrusaglie, non perché non esistessero ancora le digitali, ho 26 anni (sono vecchia dentro però) intendiamoci, ma perché poco ci interessavamo alle mode, soprattutto quelle costose. Quando vidi l’ estrema facilità con la quale mio fratello usava quella Nikon Coolpix  un brivido freddo partì dal mio osso sacro fino alla cervicale e mi dissi: “questi marchingegni che usano i giovani d’ oggi orsù che baggianata sempre tutto facile e veloce!” E questa rimase la mia linea di principio per molti anni. Io di quella vecchia macchina fotografica ne andavo fiera, mettevo in posa le mie amichette per fare delle foto (esistono ancora stampe di cui ,però, non vado fiera) la portavo in gita, e non era una moda hipster , venivo derisa, mentre giravo la rotellina e aspettavo la luce adatta per non scottarmi con il flash e ad ogni crrriiiic criiiic criiiic ,della rotellina, corrispondeva un Hahahaha dei miei compagni di classe. Ma la filosofia del “chissène” fa parte di me quindi non m interessava. Fino Alle superiori usai quella macchina fotografica, che fino ad allora funzionava con non poche difficoltà, ma mi dava soddisfazioni.

Manu_baby

Proprio durante il liceo  venni a sapere  che quella macchina fotografica era  tramandata in famiglia da mio nonno paterno (che io non ho mai conosciuto perché dipartito prima della mia nascita). Devo dire che, scoperto questo, mi ci affezionai ancora di più. Era un eredità, se non tanto materiale, quanto genetica. Mio nonno, mi raccontano, era un uomo d’ arte, amava cantare, esibirsi, fotografare e viaggiare. Ma ai suoi tempi non si poteva pensare tanto alle arti. E al dire il vero nemmeno mio padre e mia madre hanno mai potuto. Eh 4 figli così li crescete?! Ed è per questo che ad ogni foto, disegno, viaggio i primi occhi a brillare, quando torno e quando faccio vedere le nostre foto, sono quelli di mia madre e di mio padre. Quella macchina fotografica quindi, vecchia, usata e che faceva crriiiicccc crrrriiiiic cc, era l’ eredità più preziosa che potessi avere. Anche il mio professore di fotografia la pensava così. Da zimbello, infatti, quella piccolina passò ad essere un reperto da studiare in classe e devo a lei le mie prime stampe venute fuori dagli acidi in camera oscura, ho imparato molto. Però un bel giorno si ruppe e….. Comprai anche io una Nikon Coolpix. Che ho tenuto per qualche anno ma….ma…. Che ve lo dico a fare anni di buio e tristezza.

Conobbi, poi, il mio maritozzo, sbarbatello che lavorava ogni tanto come reporter e lui aveva una semi-pro Canon e mentre giocava con i miei fratelli a Playstation io la studiavo e l’ analizzavo, poi passai a chiedergliela in prestito…prestito durato anni…poi iniziai a lavorare con lui …. Poi dopo anni ci fidanzammo …. Poi decidemmo di sancire la nostra unione con diverse Canon cambiate nel corso degli anni. È ora abbiamo due “bambine” che mi accompagnano in ogni mio lavoro 😍.

Come viaggia un fotografo? Così:

marco-Come_viaggia_manu

Fra corpi macchina, filtri, cavalletti, ottiche, carica batteria ecc…

  E con, forse, una valigia. Prima di partire si fa il check di cosa portare e cosa no, quali CF sono piene e quali da scaricare, si aspetta con ansia il meteo per vedere quale filtro montare prima di partire,  se hai tutto il necessario per non rovinare l’ attrezzatura, farsi il calcolo per utilizzare al meglio le batterie. Ma questi sono dei tecnicismi. La verità è che un fotografo quando viaggia porta con sé  i suoi ricordi e il suo patrimonio d’ immagini nella testa e spera di sperimentare quel nuovo effetto, quel nuovo tempo. L’ aprirsi e il chiudersi del otturatore ricorda i battiti del nostro cuore, veloci, se siamo in ansia di rapire un soggetto, lenti se non vogliamo spezzare la poesia del momento.
   Quando viaggia il fotografo porta con sé pesi e obiettivi, e non intendo pesi e obiettivi materiali, ma il peso di una vita complicata e obiettivi che spera che si realizzino subito. Porta con se anche la  pazienza e l’ umiltà. Pazienza: perché alle volte non puoi far altro che aspettare che un’ ostacolo passi per scattare una buona foto; umiltà perché avvolte devi riconoscere di aver sbagliato e tornare indietro per ricominciare da capo. Spirito di osservazione per capire meglio cosa sta succedendo e vedere dei dettagli che forse molti non colgono; Modestia perché alle volte devi stare ad ascoltare, senza dire la tua, per capire meglio il momento, per immortalarlo nella sua naturalezza senza che tu possa fare niente; obiettività perché ti rendi conto che, forse, non sei tanto forte da poter spostare una montagna per toglierla dalla tua inquadratura; e infine amore, è il filtro migliore, perché se hai amore per ciò che fai è per quello che sei le foto avranno colori toni e forme che faranno innamorare chi le guarda, senza di esso sono solo cartoline.
   Ma io sono fortunata perché quando parto, ogni mattina, appena apro gli occhi, ho con chi dividere i miei pesi, ho chi ascolta i miei obiettivi, posso contare su chi mi aiuta a guardare meglio i dettagli e chi mi sussurra: “aspetta! non ora, si paziente…” Ho chi mi dice: “Riprovaci che puoi dare il meglio di te…” e chi mi incoraggia quando non riesco a spostare le montagne.
    Ed è per questo che è un solo viaggio ma diviso per due. La verità è che come diceva Marcel Proust:

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

   Bene dopo questo post mieloso e tenerello che vuole spigarvi perché ami tanto la fotografia vi saluto. Condivete se vi và! Zaaaaaoooo
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