Bora Bora – parliamo di meraviglie

Ebbene eccomi qua a parlarvi di un “sogno”, realizzato! Eh già perché fin ora vi ho parlato di Londra, della Provenza, di Barcellona e in fine di Parigi ma la vostra Manu capitanata da Sir Marco è sbarcata (qualche anno fa) in Polinesia Francese. Perché!? per il più nobile dei motivi: il viaggio di Nozze. Vi dico subito che andare in Polinesia è stata una decisione di Marco, io volevo visitare la Cina, ma sposandoci a settembre degli amici (esperti viaggiatori ma di quelli avventurieri) ci consigliarono  di “allungarci” nel Pacifico, anche perché quando hai di nuovo la possibilità di andarci?! Consiglio molto valido e infatti così facemmo. In questo viaggio abbiamo toccato diverse città, precisamente 6, però preferisco dividerle, perché ognuna merita un’attenzione diversa. Dato che mi trovo a parlare di numeri ve ne cito altri: 6 città visitate, 18 fra atterraggi e decolli, 52 ore di volo totali(fra andata e ritorno e qualche ora di scali), 20 giorni lontano da casa.
    In Polinesia, dal punto di vista storico/artistico, non c’è praticamente nulla da vedere, non ci sono cittadine particolarmente caratteristiche (è solo strano vedere in mezzo alla giungla dei prefabbricati in stile francese), non ci sono musei o luoghi particolarmente importanti, e da come avrete capito, io sono una che se non ci sono queste considerazioni da fare, praticamente, mi annoio. Si! chiamatemi strana, folle, dite pure tutti i “BHa”che volete ma io a stare a mare sei ore, sotto al sole, può essere pure in Polinesia, ma mi scoccia. Anche perché in totale ci son volute “niente po po di meno che” 52 ore di volato! Quindi sono considerazioni che noi PRIMA di partire abbiamo fatto, se no rischiavamo di affrontare un viaggio per poi rimanerne delusi. Quindi perché andare in Polinesia?! Cosa vedere, oltre il mare, in Polinesia? Cosa fare oltre a mangiare e rilassarsi? Inizierò a rispondervi parlandovi e facendovi vedere Bora Bora.
 
    Bora Bora è un’ isola molto conosciuta, pubblicizzata e spesso associata al turismo di lusso e di elite. Ed è così. È un’ isola bellissima, molto lussuosa ma anche molto piccola, quindi oltre ai grandi resort sull’isola non c’è niente. E’ molto turistica, ci sono molti stranieri  e di locali se ne vedono ben pochi. Allora cosa abbiamo fatto? Fotografie a raffica e chiacchierato con i diversi europei del posto, abbiamo avuto anche la piacevole sorpresa di trovare due italiani, che gira che ti rigira avevamo amici in comune! com’è piccolo il mondo! La Polinesia  ha delle isole sopra vento e altre sotto vento e la loro connotazione rispetto all erosione cambia tutto l’assetto geologico. In parole povere: Se sono sotto vento avranno coste piu basse e fondali all’interno del reef più profondi; se sono sopra vento avranno coste e colline più alte e fondali all interno del reef più bassi; ed è questo il caso di Bora Bora.
Essendo in generale molto ventilato il mare cambia repentinamente, come anche il clima. Infatti il giorno prima di partire ci fu una burrasca tremenda tanto da far ballare l’over water e da sospendere tutti i voli. Così il giorno seguente, quando dovevamo partire noi, il pilota fece delle tappe extra sulle altre isole per prendere i viaggiatori che non poterono volare il giorno prima.  E questo fece salire il nostro numero di decolli e atterraggi oltre alla stima che riservo per quei piloti. Perché? Assumono allucinogeni, secondo me, per non pensarci, le piste sono piccolissime il più delle volte sono su quelle che loro chiamano Utu cioè sulle formazioni rocciose che si formano sulla barriera corallina in mezzo al mare, e c’è un vento che praticamente sembra Eolo con la tosse, tutto questo pilotando aerei piccolissimi! Ma comunque torniamo a noi. Se sulla terra Bora Bora non offre granché (oltre i servizi dei resort tipo spa, campi da gioco e ristoranti) quando guardi il Pacifico il discorso cambia.
Signori e signore ha delle sfumature che rapiscono lo sguardo, cambiano così come cambia il fondale, morbido e corallino; ci siamo sentiti inebriati ed estasiati da quella vista paradisiaca. Consiglio di fare snorkeling anche se non vi aspettate di vedere granché nelle spiagge degli alberghi; i resort, con i bungalow e gli overwater, per forza di cose sorgono dove il fondale arriva a pochi metri di profondità. Quindi dovrete spostarvi per spiagge armati di maschera pinne e buoni polmoni.
Il punto più bello da visitare per fare snorkeling è quello che viene chiamato il “giardino dei coralli”. Grazie ad un abitante dell’isola ci siamo messi in contatto con questa famiglia di polinesiani che offrono giri turistici in barca. Barche a motore che vengono utilizzate dagli stessi per pescare e prendere le famose perle nere.
Si presentano al luogo d’incontro con un pulmino sfiziosissimo tutto sgangherato e colorato, ottimo luogo per scambiare quattro chiacchiere con i compagni del tour. Arriviamo al porticciolo e ci aspettano questi polinesiani tipicissimi: uno vestito solo del tipico perizoma di pelle e machete, con tanto di cresta, e tutto tatuato (che chiameremo Polinesiano Pazzo) che non ho potuto fotografare perché i loro dei, pare, non vogliano e sentito questo, dato che era uno squilibrato, me ne sono tenuta alla larga. Mentre gli altri più occidentalizzati si facevano fotografare tranquillamente, riedevano scherzavano, suonavano e cantavano, attività prediletta dagli uomini polinesiani. Così accesi i motori inizia il nostro viaggio su questa bettola del mare…ogni onda un bagno, ogni onda la paura di cadere in mare con euro ed euro di attrezzatura, ogni onda i polinesiani cantavano più forte… e quando iniziano a catare “O sole mio” non vi dico! iniziamo a cantare anche noi, e in questo clima di giubilo vediamo quel Goemon, alias polinesiano pazzo, buttarsi in mare e risalire accompagnato dai pesci che poi avremmo mangiato.
Arriviamo in una zona, dall’altra parte dell’isola, e qui creano un percorso in mare con delle reti per permettere ai turisti di nuotarci dentro in sicurezza ed ammirare la barriera corallina…ma io secondo voi dopo ore di volo, soldi spesi, macchina fotografica da immersione, mi trovavo nel  “giardino dei coralli” a Bora Bora alias culonia del mondo, mi volete far portare a casa le foto con la rete sotto???!!! Con il fare Italianissimo Massicchefa se il mare puo cambiare repentinamente” “massicheffa degli squali!  so cuccioli questi all’interno del reef” “massiccheffa delle razze che col dardo velenoso poterebbero trafiggermi stomaco e milza ho cantato “O sole mio” in mezzo al Pacifico non potrà accadermi niente!” Vado per uscire dalla rete e il polinesiano pazzo e armato mi fa “No No No Bericolo signo” e Marco mi dice rassegnato “Eh Manu che vuoi fare accontentati così…” “Manu!?” Manuu Manuuuuuu!? è stato il mio pass il polinesiano pazzo torna e mi fa uscire dalla rete, poi prende un secchio con dei pesciolini morti e inizia a spargermeli attorno con tutto il sangue che si espande e io mi dico “questo è pazzo mi vorrà sacrificare ai suoi dei” comunque io non me ne preoccupo e nuoto fra squali e razze in piena baia e faccio foto, mi allontano, nuoto e vedo uno spettacolo superbo. Le famose ostriche delle perle nere, hanno le labbra di un blu elettrico impressionante e seppur si formano molto in profondità si vedevano chiaramente, volevo avvicinarmi di più ma a quel punto vedo il polinesiano pazzo fiondarsi su un ostrica con una velocità tipo delfino infilare un dito in un ostrica appena aperta e tornarsene con una piccola perla nera. Loro così pescano, non le staccano dallo scoglio su cui sono adagiate, piuttosto rischiano il dito, perché le ostriche aprono la bocca per pochi istanti per poi richiuderla immediatamente e una volta serrate non la riaprono più, infatti a molti uomini polinesiani manca l’ indice per questo motivo. Questo avvenimento mi ha affascinato non poco, avere un rispetto così forte per le proprie bellezze non appartiene a tutte le culture.
Risaliti in barca tutti mi chiedono il perché del gesto del polinesiano pazzo. A quel punto interviene il polinesiano canterino (questo che vedete in foto) e mi spiega che il famoso monte di Bora Bora, quello che dona la forma alla nota isola, e che viene venerato ancora oggi dai polinesiani tradizionalisti, loro lo chiamano Ote-Manu. Quindi secondo il polinesiano pazzo io sarei stata tipo graziata o protetta dal dio della montagna. La verità secondo me è che le razze sono animali dolcissimi, le quali se non avvertono adrenalina non si agitano e inoltre gli squali bianchi che nuotavano erano appena nati, non più lunghi di 2 metri, cresciuti e pasciuti dai turisti che gli tirano il cibo dalle barche, quindi diciamo addomesticati. In ogni caso è stata un esperienza da bucket list indimenticabile!
Dopo questo il polinesiano canterino ci porta a casa sua su un Utu che non ha venduto alle grandi major del turismo, infatti questo atollo è uno dei pochi ancora di proprietà di un polinesiano. E fuori casa (na baracca ma chi se ne frega) oltre ad un giardino fatto di palme,sabbia, piscina naturale e un panorama da copertina ha pensato bene di farsi anche un “lagoonarium”. Ebbene si per accontenare i turisti il tipo ha pescato oltre razze e tartarughe anche due squali limone e gli ha dato pure un nome: Rome e Giulietta. Ci rido ancora.  C’è chi ha il cane fuori casa, ad aspettare il padrone, scodinzolante, chi ha il gatto a fare le fusa sul divano e chi ha due squaletti che con un colpo di pinna ti danno il benvenuto. Inutile dirvi…ho nuotato anche con loro, bellissimo, ma gli squali limone sono diciamo vegetariani e hanno dei denti molto piccoli quindi…il polinesiano me li ha fatti sfamare e accarezzare tutto questo sotto gli occhi stupiti di Marco. Uniche due raccomandazioni non toccare le tartarughe che a detta del polinesiano sono molto più dispettose e non allontanarsi dall’accampamento.
Lo abbiamo ascoltato secondo voi ?! No abbiamo girato tanto che pericolo c’era in mezzo al mare su un lembo di terra, bestie feroci? da dove venivano…serpenti? per viverci li avranno tolti…malviventi?! stavamo solo noi… non considerammo però: granchi enormi tipo Zoidberg che, per nascondersi, scavano buche che se ci caschi con il piede dentro sei spacciato e che laddove  si assotigliava il lembo di terra sei praticamente in mezzo all’oceano Pacifico e, sentita un’onda sbattere sulla barriera corallina, facemmo immediatamente ritorno all’ovile.
Cosa abbiamo mangiato? pesce crudo con verdure e latte di cocco appena munto, cioè prendevano i cocchi e li aprivano seduta stante, pesce arrostito con riso e frutta a volontà! Inutile dire che era paradisiaco. Dopodiché pennichella su un amaca amica e ritorno in resort. La sera che si fa?! le attività che propongono nel resort…le strade sono strette poco illuminate e la notte escono i super granchi a combattere fra di loro, oltretutto la prima causa di morte fra i polinesiani oltre la cirrosi epatica perché bevono maledettamente sono i cocchi che cadendo dalle palme ti spaccano la testa. Con questi immani pericoli ti sconsigliano di uscire…e secondo voi noi che abbiamo fatto?!Da veri amanti del pericolo siamo usciti. E ci siamo visti con i due italiani che vi dicevo prima, che ci hanno portato in un locale in auto, e dopo strade buie e immerse nel verde, e pezzi di granchio ovunque arriviamo in questo locale sulla spiaggia stupendo. E cosa dirvi di più: Cibo fresco e squisito, accompagnati dal suono del mare, la sabbia calda sotto i piedi, e il vento fra i capelli, sotto un cielo di stelle mai visto in vita mia. Non c’era una luce artificiale nemmeno a pagarla.
E lì rifletti che noi viviamo nella civiltà, abbiamo belle case, aggeggi elettronici, macchine che ci spostano di qua e di là…ma che civiltà è questa? Come può essere civile un uomo se non conosce che colore ha il cielo di notte? che considerazione  può avere un uomo se non conosce la paura degli animali e la relativa impotenza? che rispetto può avere un uomo se noi qui ce ne freghiamo della natura e delle biodiversità? che civiltà è non rispettare la terra e rovinare meraviglie che i nostri figli non vedranno mai? Come fa l’uomo moderno ad essere civile se si crede il dio del mondo, quando poi basterebbe vedere il cielo, di notte, ricoperto di stelle definite e luminose tanto da vedere la via lattea ad occhio nudo, per capire quanto siamo piccoli…che civiltà è? E allora rimane solo il silenzio del vento, il suono del mare e la sabbia calda sotto i piedi…e la consapevolezza che per rimanere emozionati, commossi e scossi non servono tante parole, libri e musei, ma semplicemente il miglior quadro che abbiamo d’avanti agli occhi ogni giorno, dovunque noi siamo: l’immensa e inestimabile bellezza naturale del nostro Pianeta Terra.
   Ecco questa è Bora Bora, a presto con altre mirabolanti avventure di Ote-Manu e Macco!!!! 
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18 pensieri su “Bora Bora – parliamo di meraviglie

  1. Michela ha detto:

    troppo bello e divertente questo racconto! Sei stata pure protetta dallo spirito della montagna, fantastico 😀
    Comunque, parlando di quanto è piccolo il mondo, 6 anni fa cambiai lavoro e dopo un mesetto circa andai in Kenya e nel villaggio trovai un mio ex collega lì in vacanza, nello stesso hotel!!

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  2. Lemurinviaggio ha detto:

    Senza nulla da fare, in un posto, per quanto paradisiaco ed incontaminato noi dopo poco ci sentiamo in esilio.
    Però ci pare di capire che non sia affatto il caso di Bora Bora: cocchi da schivare, granchioni come Zoidberg che combattono, tartarughe malvage, vari Goemon del posto senza indici, ostriche a tagliola, pescecani addomesticati, razze, aeroplanini in balia di elementi, ma soprattutto il polinesiano pazzo, che vista la sua superstizione/religione estrema, non tollera foto, e possiede un machete!
    Ragazzi, sapete vero che se mai tornerete (magari per nozze d’argento o affini) la missione sarà di fotografarne uno? 😀

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    • manu ha detto:

      Hahahahah sembra impossibile ma è tutto vero!! Non ci si annoia insomma😂 Quelli so cannibaliiii io non ci tengo a farci foto 😂😱😱😱scherzo! MA seriamente sono viaggi che si possono fare una volta nella vita. Poi magari Bhoo chissà ✨✨✨

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