Parigi – mon amour #1

Aahh Paris Paris… non si può far a meno di sospirare quando si ricorda o si parla di Parigi. E’ una città unica, non è comparabile a nessun’ altra città. Diverse città nel corso della storia hanno cullato artisti, poeti e scrittori li hanno fatti crescere, camminare, svezzare; mentre Parigi è stato l’amore giovanile, quello ricco di passione, tormenti e sogni. Eppure non ho avuto sempre  questa idea su Parigi, o meglio su i francesi, non per campanilismo, ma quando ero ragazzina credevo che i nostri “cugini” fossero i francesi e gli spagnoli, e che per idee, modi di fare e atteggiamenti gli spagnoli fossero più vicini a noi mentre i francesi fossero quelli antipatici che ci portano via le lodi per formaggi, vini e artisti. Poi ho imparato che non è così, anzi il mio pensiero si è ribaltato. Crescendo ho imparato un ovvietà populista e ossia che i confini non contano, ma ho imparato anche che il retaggio storico, sociale, genetico  e antropologico che ereditiamo dal luogo in cui nasciamo influisce molto sulle nostre scelte, su quei meccanismi che muovono le nostre abitudini, le nostre consuetudini; che ci fanno essere calmi, piuttosto che frettolosi, indolenti piuttosto che ligi ad un pensiero, dignitosi e fieri piuttosto che scaltri per trovare sempre un alternativa, insomma il nostro retaggio veste le nostre decisioni fornendo una base al nostro pensiero.

     Ora che c’entra questo filosofeggiare con Parigi?! C’entra perché più di ogni altro luogo che abbia visitato Parigi ha visibili più che mai  queste linee guida. Quando visiti Parigi è un tuffo a capofitto nella storia, nel passato, ma non come se fossi a Roma  mentre cammini per i Fori imperiali; a Parigi hai la sensazione, non la visione, quel sentore di percepire sottovoce Hugo mentre narra un romanzo, hai la percezione delle vibrazioni delle urla del popolo parigino mentre assaltano la Bastiglia, hai l’immagine di Renoir che cammina sornione per i vicoli di Montmartre, assapori l odore del pane caldo sfornato la mattina, il torpore mistico del cielo all’alba, sfocato dal fumo dei camini, hai una partecipazione nello sguardo innamorato di un pasticciere che guarda la sua opera raggiungere la perfezione, ti perdi nel turbinio di un pianista alticcio mentre condivide con te le sue note, e tutto questo fascino non ha tempo! Allora capisci che se il popolo francese è così com’è lo deve a queste cose, a queste abitudini; consuetudini acquisite nel tempo figlie di uomini passati, consolidatisi nonostante il susseguirsi delle epoche.

    Una figura che riassume e identifica praticamente questo mio pensiero è Victor Hugo.
Il mio interesse per Victor Hugo non lo devo solo per i suoi romanzi come Notre-Dame de Paris , Les Miserables o L’Homme qui rit (personaggio a cui nel 1940 Bob Kane si ispira per disegnare Joker )ma al suo instancabile e dignitoso approccio alla vita. Non tutti sanno che il padre del Romanticismo e della satira politica tanto coraggioso e impavido perse tre figlioli, gli unici che superarono i primi anni di vita, tutti e tre morirono infatti in età adulta prima di lui, mentre l amata figlia  Adele finì in un manicomio, perse il lume della ragione per amore; inoltre fu esiliato e la moglie lo tradì con un’amico! Ma poveraccio! Aveva molto poco su cui concentrarsi, molto poco per essere fiero o orgoglioso paladino di un pensiero positivo in un epoca dove il pensiero poetico ed artistico era intriso di malinconia e pessimismo. Conservo’ sempre il suo entusiasmo e la sua voglia di vivere e a lui dobbiamo citazioni del genere che con un sorriso ci fanno riflettere:
“C’è chi si fissa a vedere il buio. Io preferisco contemplare le stelle“
                                     
“Nulla è più stupido del vincere, la vera gloria è convincere“
 “Inferno cristiano: fuoco; inferno pagano: fuoco; inferno maomettano: fuoco; inferno indù: fiamme. A credere alla religioni Dio è un rosticciere“
    Quindi quando camminerete per le vie di Parigi e vedrete qualche francese pensieroso con il viso marchiato dal tempo ma con un sorriso timido ed onnipresente ricordatevi di Victor Hugo di Cosette o di Quasimodo, personaggi malconci e grotteschi, ma coraggiosi e vincenti!
    Bene dopo questo mio lungo preambolo, ma doveroso per Parigi, passiamo alle cose da vedere, vi descriverò le più importanti, perché per vedere tutta la bellezza in quella città dovreste trasferirvi qualche mesetto. Dove iniziare se non dalla:
Tour Eiffel (metro Bir-Hakeim, Trocadéro, Ecole Militaire)

Simbolo indiscusso di Parigi la Torre Eiffel sorge su Champ de Mars antico campo da dove decollavano le mongolfiere, e si innalza per 324 metri di altezza, opera progettata dal celebre Gustave Eiffel, ingegnere che progettò anche la Statua della Libertà, la costruì in occasione dell Expo del 1889. Simbolo di una città romantica, scenario perfetto per le richieste di matrimonio, illuminata sapientemente la notte la Torre Eiffel in realtà oggi è un’antenna… e insieme alla Gioconda è una calamita attira turisti. Ma a chiamarla opera d’arte, vi sono onesta, non  me la sento, alcuni francesi la chiamano “l’asparago di ferro” e infatti nel 1909 il popolo francese voleva abbatterla. Funziona molto bene in foto, ma di certo le foto migliori non vengono da Champ de Mars perché si è troppo vicini, basta allontanarsi un po per averla a pieno schermo magari mentre fa capolino fra alcuni vicoli. Salirci o non salirci?! Salirci per ammirare il paesaggio non ne vale la pena, a meno che non sia di notte, Parigi non ha uno skyline particolare,  ha comunque un costo accessibile. Per arrivare all ultimo piano parliamo di 15 euro, con l’ ascensore (non ho preso proprio in considerazione di fare gli scalini). Se siete decisi a salirvi, senza alcuna ombra di dubbio, vi conviene prenotare on-lineAltrimenti perderete ore per stare in fila e magari se ci andate solo per un 4/5 giorni è tempo buttato, bruciato, distrutto inutilmente! Se avete intenzione di consumare una cenetta romantica il ristorante 58 Tour Eiffel  ad un prezzo accessibile vi permetterà di farlo, ma non sarete in vetta. Bar a Champagne invece si trova proprio nel punto più alto, potrete sorseggiare una coppa di champagne, non ci sono tavolini è solo un bancone bar, ma potrete pavoneggiarvi  dicendo di aver sorseggiato una coppa di champagne sulla Tour Eiffel. Continuate la passeggiata a piedi e raggiungete il ponte sulla riva della Senna dall’altra parte troverete

Trocadèro
è un complesso monumentale e il palazzi antistanti formano una suggestiva piazza da dove è possibile ammirare la Torre con avanti la Senna. I palazzi che compongono questa zona sono perlopiù musei, io però non li ho visitati. Se vi lasciate sulla destra la Torre e, camminando, passate due ponti, sulla sinistra vi trovate un grazioso viale, che se lo percorrete a piedi vi porterà verso
Arco di Trionfo (Arc de Triomphe metro George V o Klèber o Argentine) L’Arco  di Trionfo fu commissionato direttamente da Napoleone Bonaparte per commemorare tutte le sue vittorie, onore va alla piazza oggi chiamata Charles de Gaulle. Lo stile è puramente neoclassico ispirato ai più antichi archi romani. L’ Arco di Trionfo vi apre la strada in direzione  Champs-Élysées a meno che non ci sia qualche manifestazione e se siete prima di giugno il viale lo troverete pressoché vuoto. In ogni caso passeggiate a piedi magari all’interno del parco che corre ai lati della strada, fermandovi, se avete un leggero languore, in qualche chiosco dove potrete assaporare una crepe alla nutella e fragole. All’apice dei campi Elisi troverete l’obelisco de 
Place de la Concorde
La Piazza è la più grande di Parigi in essa potrete ammirare la sfavillante Fontaine des Fleuves – la Fontana dei Mari
La Piazza fu conclusa nel 1772 ma da prima sorgeva la statua equestre di Luigi XV la famosa statua che veniva bendata per protestare l’indifferenza del sovrano verso il popolo francese. Nel 1789 infatti è qui che i rivoluzionari marciano prima del fatidico 13 luglio, data che vede la presa della Bastiglia. Dopo ciò la statua  di Luigi XV viene definitivamente distrutta, ma è ancora in questa piazza che vi saranno poi le note decapitazioni dei ladri della corona e dello stesso di Luigi XV con l’istallazione nei vari anni della ghigliottina fino ad arrivare all’esecuzione di  Maximilien de Robespierre  nel 1794. Fino a quel periodo la Piazza era riconosciuta come Piazza della Rivoluzione è solo nel 1830 che le viene cambiato il nome in Place de la Concorde. La storia racconta che Carlo X voleva ricostruire la famosa statua rupestre stavolta però di Luigi XVI; ma essa non verrà mai completata, evidentemente per dissidi politici. Carlo X poserà altresì  la prima pietra, per il basamento della statua, ma contro il suo volere decideranno poi di sostituire il progetto con l’obelisco egizio nel 1833 dopo un dono fatto dal sovrano dell’epoca, ma senza alcun motivo politico. L’obelisco originariamente ornava l’ingresso del palazzo di Ramses III a Luxor. Nei successivi anni vi furono costruite le fontane ornamentali e così vediamo la Place de la Concorde com’è adesso. Difronte abbiamo
 
I giardini delle Tuileries 
E’ un bellissimo giardino in stile francese, voluto e ideato da  Caterina de’ Medici  nel 1564 come zona verde dell’omonimo palazzo Tuileries (oggi fa parte della schiera dei palazzi del Louvre). Dopo la Rivoluzione divenne un giardino pubblico e lo è ancora oggi. Ad affiancare questi aristocratici giardini vi è una strada di  altrettanto stile 
Rue de Rivoli
In passato è stata calpestata direttamente da Napoleone e  Tolstoj viveva proprio in quella strada, mentre oggi, la famosa strada, offre la vista di lussuosissimi negozi e boutique di alta moda (dico vista perché ovviamente i prezzi sono proibitivi).  
Bene arrivati fino a qui vi troverete in direzione Louvre  e, dall’altra parte della Senna,vi è il mitico museo D’orsay.
   Ma di entrambi i musei e di altro vi parlerò nel prossimo post! Au Revoir!! Adieu mon cher!! Se vi è piaciuto condividete o seguitemi, di grazia, su Fasebuuch! Ciaooooo!
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